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Misteri Bestiali: gatto Pangur

medcatEsiste un testo che é l’emblema dell’amore puro e incontaminato nato tra un prete e il proprio gatto. É una poesia irlandese pervenutaci fino ad oggi scritta da un monaco di cui non conosciamo il nome, tra l’VIII e il IX secolo. É un testo aggiunto a lato di un manoscritto come se in quel momento il monaco fosse stato ispirato a scriverlo. É una poesia non solo dedicata a un gatto di nome Pangur ma alla relazione tra le azioni del gatto e quelle sue, definendole entrambe rivolte a Dio. Ciò che fa il gatto é il riflesso di ciò che fa il monaco.
La cosa incredibile è il fatto che il monaco non abbia scritto il suo nome mentre quello del gatto è stato scritto come se in qualche modo l’uomo fosse messo in secondo piano anche se lui scrive che entrambi lavorano per Dio senza differenza alcuna. Ognuno fa il proprio dovere in terra.
Ecco cosa dice la poesia scritta più di milleduecento anni fa

“Io e il mio gatto Pangur
Abbiamo un compito simile.
La sua delizia è la cattura dei topi,
Io mi abbandono tutta la notte alla caccia delle parole.
Ben più della fama mondana,
Amo sedermi con un libro e uno stilo;
Pangur non mostra cattiva volontà,
Anche lui esercita la sua semplice arte.
È una cosa piacevole vedere
La felicità che ci danno i nostri compiti,
Quando siamo seduti in casa
E troviamo di che divertire il nostro spirito.
Spesso, un topo si perde
Sul passaggio dell’eroico Pangur;
Spesso, il mio affilato pensiero
Afferra un senso nella sua rete,
Verso il muro volge il.suo occhio,
Diritto, feroce, acuto e scaltro;
Contro il muro della conoscenza,
Metto a prova la mia esigua saggezza.
Quando un topo esce dalla sua tana,
Com’è felice Pangur!
Che gioia sento
Quando risolvo i dubbi che amo!
Così, giochiamo tranquillamente con nostro lavoro,
Io e il bianco Pangur, il mio gatto;
Nella nostra arte, troviamo la felicità,
Io la mia, lui la sua.
La pratica quotidiana ha reso
Pangur perfetto nel.suo mestiere;
Io cerco la saggezza giorno e notte, Facendo luce nell’oscurità.

Anche Sant’Adelmo abate di Malmesbury e vescovo di Sherborne scriveva positivamente del gatto dicendo che era “il fedele custode che protegge la casa e vigila tutta la notte”
Ma allora perché la Chiesa fece allontanare il gatto dai monasteri?
L’amore sensuale per il gatto che attirava la mano di chiunque per essere accarezzato, era condannato dalla chiesa come riflesso della lussuria così non completamente repressa. La chiesa pretendeva che il monaco rinunciasse a qualsiasi forma di amore per donare tutto l’affetto a Dio. Era richiesto di non amare gli animali ma di usarli solo per le necessità della comunità. Per la chiesa l’affetto a un animale distraeva dalla preghiera che doveva essere continua e infinita soprattutto nei monasteri.
Un rapporto della chiesa con i monaci molto difficile, in quanto l’affetto dimostrato non era mai fisico, ma solo spirituale come dimostrato dalla poesia dedicata a Pangur, niente di più simile a quello che ci ha insegnato lo stesso San Francesco. mb

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