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ATTIVISTI DA TUTTA ITALIA ABBATTONO LA RECINZIONE ESTERNA DEL “CASTELLER” DI TRENTO DOVE SONO RINCHIUSI I TRE ORSI M49-PAPILLON, M57 e DJ3

Sono arrivati da tutta Italia a Trento per partecipare alla manifestazione in solidarietà a M49-Papillon, M57 e DJ3, i tre orsi attualmente detenuti nel Centro Vivaistico Forestale “Casteller”, di proprietà della Provincia e gestito dalla Protezione Civile, nella figura di Raffaele De Col.

Il corteo di 500 persone, organizzato da Assemblea Antispecista, Centro sociale Bruno, Coordinamento Studenti medi Trento-Rovereto e Fridays for Future Trento, è arrivato fino ai cancelli della struttura dove alcuni attivisti si sono incatenati in segno di protesta mentre contemporaneamente un gruppo di oltre cento abbatteva oltre 70 metri della recinzione esterna.

«Gli orsi sono rinchiusi in questa prigione solo per essersi comportati da orsi e non da peluches, come si aspetterebbe Fugatti – hanno dichiarato gli attivisti – . Vengono etichettati come “problematici”, ma è la gestione politica ad essere problematica. L’orsa DJ3 ad esempio è qui rinchiusa da 9 anni semplicemente per aver predato una pecora. Gli orsi devono tornare liberi. Il Casteller, deve essere chiuso oppure ritornare alla sua destinazione originaria: un vivaio a tutela del patrimonio boschivo. Le nostre mobilitazioni non termineranno che ad avvenuta liberazione».

A spingere gli attivisti, a manifestare sono state le due incredibili fughe dell’orso M49, ribattezzato Papillon: «M49, con le sue ripetute e clamorose evasioni ci ha mostrato il suo desiderio di libertà – hanno commentato gli attivisti – . Siamo solidali con la resistenza di questi orsi contro la non-vita carceraria che li hanno costretti a vivere. Oltre a noi sono in molti, in tutta Italia, a fare il tifo per gli orsi e a lottare con loro, fra cui le due attiviste Stefania Sbarra e Barbara Nosari, in sciopero della fame dal 21 settembre».

«I politici si appellano alla “sicurezza” dei cittadini in maniera del tutto strumentale – hanno aggiunto gli organizzatori – i fatti dicono che nei venti anni del progetto di ripopolamento Life Ursus si sono verificati solo quattro incidenti uomo-orso, e mai fatali. In tre casi le orse erano madri e difendevano i loro cuccioli. Negli stessi venti anni trentaquattro orsi hanno subito una ben più triste sorte: abbattuti, avvelenati, uccisi per “errore”, scomparsi, imprigionati».

«Allo stesso modo è strumentale la protesta degli allevatori, che ricevono ingenti indennizzi dalla Provincia per ogni animale ucciso o danneggiato dai grandi carnivori. Ricordiamo anche che solo nell’arco alpino, ogni anno, si verificano in media centodieci attacchi di bovini a umani, che causano la morte di sei persone. Ma a nessun politico viene in mente di gridare alla problematicità di questi animali. Perché? Perché, politicamente, l’unico animale “buono” è l’animale utile, ossia quello sfruttabile, che produce reddito. Gli animali selvatici, in generale, vanno bene solo sulle copertine delle riviste, per attrarre turisti».

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