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PELLICCE: INCHIESTA SHOCK DI REPORT

Ieri sera, su  REPORT e’ andata in onda un’inchiesta – realizzata da Emanuele Bellano, anche grazie ad un’attiva collaborazione con LAV negli ultimi mesi – per denunciare, ancora una volta, l’insostenibilità di una filiera dell’industria dell’abbigliamento: l’allevamento di animali per la produzione di pellicce.

Dietro alle rassicuranti certificazioni di qualità usate da note marche globali, anche italiane, milioni di visoni e volpi vivono in gabbie anguste, impossibilitati ad esprimere un comportamento naturale come correre, nuotare, scavare, arrampicarsi; costretti ad una convivenza forzata quando, da animali socialmente dominanti, in natura vivono isolati.

Condizioni di privazione che inevitabilmente portano a elevati livelli di stress, comportamenti stereotipati, episodi di autolesionismo e aggressioni sono all’ordine del giorno. L’uccisione infine, più che una liberazione dalla sofferenza si rivela essere un ulteriore momento di atroce agonia: volpi uccise con scariche elettriche, visoni con gas tossici.

In Europa non esiste una normativa che stabilisca specifici standard per la salute e il benessere degli animali “da pelliccia” questo perchè migliori condizioni di allevamento per visoni e volpi non potranno mai esistere per questi animali. In quanto animali selvatici, e quindi non addomesticati – anche se nati in cattività -, anche se stabulati con maggiori spazi e arricchimenti ambientali, comunque continueranno a manifestare forte paura dell’uomo ed elevati livelli di stress (tanto che è impossibile manipolarli senza adeguati dispositivi di protezione).

Già 8 Stati Membri hanno formalmente vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce:
Austria, Belgio, Croazia, Lussemburgo, Olanda, Repubblica Ceca, Slovenia, Regno Unito.
A questi si aggiunge la Danimarca (che ha vietato l’allevamento delle volpi), ma anche Bosnia, Macedonia, Serbia e persino la Norvegia (dal 2025).

Altri paesi come Germania, Svizzera, Spania e Svezia hanno introdotto parametri gestionali e dimensionali minimi e che, per l’impossibilità di essere rispettati, stanno portando a una graduale fine di questa forma di allevamento.

E in Italia? La proposta di legge della LAV (già presentata alla Camera – atto C99 Brambilla, FI e C177 Gagnarli, M5S – e al Senato S211 De Petris, LEU) è ferma da anni.

La LAV, ancora una volta, si rivolge al Parlamento italiano per chiedere l’avvio dei lavori per l’approvazione della legge che metterà al bando questo allevamento, imponendo la chiusura degli ultimi 20 allevamenti di visoni ancora attivi nel nostro Paese e che ogni anno sono causa della morte di 180.000 animali.

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