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#PRADAFURFREE – PRADA NEL MIRINO DELLE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE PER L’USO DELLE PELLICCE

DURANTE LE SETTIMANE DELLA MODA IN GIRO PER IL MONDO
LA FUR FREE ALLIANCE CHIEDE A PRADA
DI ABBANDONARE L’USO DI PELLICCIA ANIMALE

LAV: CONSUMATORI E NUOVE GENERAZIONI PIÙ ATTENTI
A SFRUTTAMENTO DI ANIMALI E AMBIENTE
ANCHE PRADA RICONSIDERI LE SUE PRODUZIONI
IN FAVORE DI UNA MODA ETICA E SOSTENIBILE!
#PRADAFURFREE

 

La Fur Free Alliance, di cui LAV fa parte, avvia una campagna globale che con l’hashtag #PRADAFURFREE invita il marchio di moda Prada all’adozione di una politica senza pellicce, come già fatto da suoi concorrenti quali Gucci, Versace, Armani, Michael Kors, Donna Karan, HUGO BOSS e molti altri. La campagna si svolgerà durante le Settimane della Moda a New York, Londra, Milano e Parigi.

Negli allevamenti destinati alla produzione di pellicce, gli animali selvatici passano l’intera vita in gabbie di rete metallica, senza alcuna possibilità di esprimere comportamenti naturali, per poi essere uccisi con gas o elettrocuzione anale. Gli animali catturati in natura, invece, sono immobilizzati nelle tagliole per giorni, senza cibo né acqua, spesso mordendosi l’arto intrappolato, in un disperato tentativo di fuga, finché i cacciatori non arrivano ad ucciderli.

La produzione di pellicce, oltre ad essere dolorosa per gli animali, danneggia anche l’ambiente. Gli allevamenti e le concerie di pellicce, infatti, disperdendo reflui e sostanze chimiche tossiche nell’ambiente circostante, sono estremamente dannose per il suolo e i corsi d’acqua. Le trappole, inoltre, non essendo selettive, sono responsabili dell’uccisione ulteriore di animali “non-target”, tra cui molte specie protette.

Ora che la maggior parte dei consumatori non vuole più avere nulla a che fare con il commercio di pellicce (86,3% degli italiani, fonte Eurispes 2016), molti importanti marchi di moda hanno annunciato politiche che ne bandiscono l’uso dalle loro collezioni.
Ci sono poi diversi Paesi, come la Norvegia, i Paesi Bassi e il Belgio, che stanno prendendo le distanze dalla crudeltà sugli animali vietando l’allevamento destinato alla produzione di pellicce. Infine, importanti città come San Francisco e San Paolo ne hanno proibito la vendita, cosa attualmente in discussione anche a Los Angeles e persino nel Regno Unito (dove già l’allevamento è vietato dal 2000). 

Il presidente della Fur Free Alliance, Joh Vinding, ha dichiarato: “i consumatori sostengono le aziende che dimostrano di preoccuparsi degli animali, motivo per cui così tanti concorrenti di Prada sono già passati al fur-free. Prada dovrebbe unirsi ad altri leader della moda invece di sostenere una filiera estremamente crudele come quella della pellicceria”. 

Simone Pavesi, responsabile LAV Area Moda Animal Free aggiunge: “le nuove generazioni di consumatori, anche nel settore del lusso, sono più sensibili alle problematiche di sfruttamento animale e ambientale conseguenti alle scelte dei propri acquisti. Per questo motivo Prada dovrebbe riconsiderare le proprie produzioni sostituendo i materiali animali, a cominciare dalle pellicce, in favore di una moda più etica e sostenibile”.

La Fur Free Alliance è una coalizione di oltre 40 organizzazioni di protezione degli animali attive in oltre 30 paesi e che operano per porre fine al commercio delle pellicce.
La coalizione gestisce anche il programma Fur Free Retailer, che conta più di 900 brand senza pellicce in tutto il mondo ed ha contribuito a diffondere l’annuncio delle politiche fur-free di Gucci, HUGO BOSS, Armani e molti altri.

 

Dal 1977 LAV si batte per la Liberazione animale, l’affermazione dei diritti degli animali non umani e la loro protezione, la lotta alla zoomafia e la difesa dell’ambiente.
Con le attività della sua Area Animal Free Fashion(www.animalfree.info), LAV contrasta l’utilizzo di prodotti di origine animale nel settore dell’abbigliamento, denunciando lo sfruttamento nella filiera degli allevamenti, e sostiene lo sviluppo di una moda del tutto “Animal Free” instaurando partnership internazionali; inoltre dialoga con le aziende del settore della moda per inserire “la questione animale” tra gli elementi prioritari di Responsabilità sociale d’impresa.

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