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Il Mostro di Pescia

frame-video-300x224Lega Nazionale per la Difesa del Cane si costituirà parte civile contro l’uomo di 27 anni che a Pescia ha sacrificato per gioco e rivalse personali un pinscher, filmandone le torture. “L’inferno è sceso sulla terra e si è fatto uomo, in Toscana, massacrando, seviziando un piccolo cane prima sbattendolo contro il muro poi infilzandolo con un pennarello. L’Olocausto animale – afferma Piera Rosati, Presidente di LNDC finisce su facebook, usato come vetrina in cui gettare la spazzatura criminale umana: l’aguzzino, mostra la sua arte mentre l’animale terrificato perde la voce e implora la fine del martirio”.

“Non è purtroppo più un caso isolato quello di torture filmate contro animali, questo è un altro inaudito agghiacciante episodio nel giro di poco tempo – prosegue la Presidente di LNDC – dopo le barbarie contro il cane Angelo. Stesso copione. Stessa spavalderia e senso di forte impunità nel proporre l’agonia di un innocente. Stesso silenzio delle istituzioni. Il popolo che rispetta e ama gli animali, come per Angelo, è sceso in piazza a Pescia. Una petizione per chiedere giustizia sta raccogliendo decine di migliaia di firme”.

Ma il silenzio che sconcerta è la mancata presa netta di posizione da parte delle istituzioni, di chi detiene sui territori e nei palazzi la guida morale del Paese.

Le cronache – annota ancora Piera Rosati ci stanno offrendo lo spaccato di come si sarebbero svolti gli eventi fino a quando il cane, recuperato dalla legittima proprietaria, sarebbe stato portato presso un veterinario, che – si legge sulla stampa – non avrebbe ravvisato i maltrattamenti. Chiediamo che la Procura chiarisca tutte le fasi della vicenda, note per l’esposizione sui social ma da approfondire in tutte le scansioni degli eventi che hanno portato alla morte del piccolo martire”.

La morte atroce di un animale è una violenza contro la civiltà.

LNDC dedica alla memoria del piccolo cane di Pescia un’opera giovanile affatto conosciuta di Giacomo Leopardi, “Dissertazione sopra l’anima delle bestie”, in cui il grande poeta scriveva: «E quale uomo che abbia una sola tintura di ragione potrà persuadersi che i palpiti, i gemiti, le strida di un pulcino rapito dall’adunco artiglio di un nibbio crudele non derivino da alcun senso di timore e di affanno?».

A Cartesio che sostiene che, contro le apparenze, i “bruti” ovvero le bestie, non sono che un grumo di “necessità”, di conseguenza non soggetti ad alcun sentimento di dolore, come pensa il mostro di Pescia, Leopardi ribatteva che, invece, “chiaramente si scorge dai suoi pietosi latrati che un cane prova se si percuota, quella pena che noi stessi sperimentiamo”.

“Lo comprenda in fretta la legge, che il dolore di un animale è identico a quello di un uomo, con tutte le aggravanti del caso” – conclude Piera Rosati

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