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San Francesco: il Santo Animalista

francesco “Laudato sie, mì Signore, cum tucte le Tue creature…” questa inequivocabile frase non può che farci pensare ad una sola persona, rimasta per sempre nei nostri pensieri, di cui il 4 Ottobre si festeggia il suo eterno compleanno, San Francesco.
Lo conosciamo per la vicenda dell’incontro con il lupo, grazie alla quale Francesco salvò un intero villaggio e il lupo stesso, perché ci fece amicizia anziché ucciderlo, insegnando alla comunità che con l’amore è possibile risolvere qualsiasi problema. E non dev’essere stato facile! Nel medioevo il terrore dei lupi era così diffuso da originarsi con facilità leggende sui licantropi, uomini trasformati in lupi intelligenti e molto feroci portatori di morte e distruzione.
La chiesa demonizzava streghe, vampiri e licantropi che venivano sistematicamente identificati e processati.
Il Malleus maleficarum, il manuale dell’inquisitore, descrive la trasformazione di uomini in animali come opera del demonio che può avvenire anche solo in forma illusoria. Nel Malleus l’eccessiva violenza di un lupo viene spiegata come conseguenza della trasformazione ad opera di streghe o demoni. Questa illusione o manifestazione del diavolo non aveva effetto sugli uomini particolarmente santi, fatto che spiegherebbe il perché, non solo San Francesco ma anche Sant’Ugo e Sant’Amico, avrebbero ammansito lupi/licantropi eccessivamente feroci.
Il cuore della città di Gubbio è segnato da una statua in bronzo, il meraviglioso incontro di San Francesco con il lupo posizionata nel luogo dove avvenne veramente. Ma non solo in pochi sapranno che nella stessa città, nella chiesa di … è presente la tomba dello stesso lupo!
Dopo che Francesco lo avrebbe ammansito, la tradizione vuole che il lupo sarebbe rimasto amico di tutta la comunità al punto che alla sua morte tutti piansero, dedicandogli una degna sepoltura in luogo consacrato.giotto-san-francesco-predica-agli-uccelli
Eppure Francesco come tutti sanno non è solo questo: la sua vita è ricca di episodi animalisti che in pochi conoscono.
Una volta a Francesco fu portato un leprotto preso al laccio ma, commosso, disse: “Fratello leprotto, perché ti sei fatto acchiappare? Vieni da me”.
Subito liberato, il leprotto si rifugiò spontaneamente nel suo grembo. Rimasto un po’ in quella posizione volle lasciarlo libero nel bosco, ma messo a terra più volte gli rimbalzava sempre in braccio. Tommaso di Celano nella Vita di San Francesco d’Assisi ci spiega che lo stesso accadde anche con un coniglio e un fagiano, come se tutti gli animali si rendessero conto che solo quell’uomo non costituiva un pericolo per loro. Altrettanto affetto Francesco portava anche per i pesci che rimetteva nell’acqua ancora vivi. Un giorno infatti nel lago di Piediluco, un pescatore gli offrì una tinca appena pescata, ma egli dopo aver chiamato fratello mio il pesce lo ripose in acqua liberandolo.
Persino per i vermi sentiva affetto e si preoccupava di toglierli dalla strada, perché non fossero schiacciati dai passanti.
E naturalmente era vegetariano dal momento che quando non digiunava, si cibava di pane, legumi, uva e altra frutta oltre che di formaggio ma solo raramente.
12033033_10153246169106359_1508513600878303875_nUn giorno si imbatté in un uomo che portava al mercato due agnelli da vendere, legati, belanti e penzolanti dalle spalle. All’udire quei belati si accostò, accarezzandoli, come una madre fa con i figlioletti che piangono e chiese al padrone perché li tormentasse. L’uomo rispose che li portava al macello per venderli e ricavarne denaro. Nell’udire questo Francesco barattò il suo mantello con gli agnelli e li tenne liberi sotto la sua protezione.
Coloro che hanno vissuto al suo fianco hanno scritto a più riprese che Francesco desiderava chiedere all’Imperatore di emanare un editto affinché fosse vietato catturare le allodole o far loro del danno. Inoltre voleva ottenere che tutti i podestà insegnassero alla gente, il giorno di Natale, a gettare per le strade frumento o altre granaglie, in modo che in un giorno tanto solenne gli uccelli avessero di che mangiare.
Uccelli animali con cui parlava simbolo delle creature del cielo, conoscere il linguaggio degli uccelli equivaleva a conoscere il linguaggio degli angeli.
Francesco, un importante esempio su cui soffermarci oggi, così moderno nelle azioni, nonostante siano passati quasi mille anni. Se facciamo ciò che faceva Francesco senza quasi rendercene conto, non è forse questa la strada giusta da percorrere? Impariamo dal passato per insegnare al futuro.
(Isabella Dalla Vecchia)

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