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La Fontana dell’Aquila a Trento

aquila di trentoSi chiama fontana dell’aquila e si trova in piazza del Duomo a Trento, dalla parte dei portici delle Case Rella.
L’aquila custodisce nell’esser pietra una storia molto triste.
La tradizione vuole che un tempo sarebbe stata un’aquila in carne ed ossa proveniente dal monte Bondone e che avrebbe stretto amicizia con un certo Gian Giorgio Scanda. La moglie insospettita di questa strana amicizia di cui il marito non voleva parlare, forse sospettando un’amante segreta, cambiò atteggiamento istigando il litigio tutte le serate.
Avvenne un giorno che l’ennesimo scontro si concluse con l’omicidio della donna. Gian Giorgio fu immediatamente imprigionato, dispiaciuto per l’accaduto, arrovellato nel rimorso iniziò a dare in cuor suo la colpa all’aquila.
Tutti lo credevano pazzo, ma l’aquila, dal cuore buono e onesto andò a fargli visita con un fidato usignolo che gli promise la libertà se avesse dichiarato il vero. Lo Scanda non l’ascoltò e profondamente indispettito perfino sul patibolo, in punto di morte continuò ad accusare il povero rapace. La gente continuava a non credergli finchè tutti videro effettivamente un’aquila volteggiare sopra di lui e i giudici incuriositi, gli diedero un’ultima possibilità, chiedendogli una prova. L’uomo non perse l’occasione e invocando la giustizia divina disse “Se ho detto il falso allora che quell’aquila diventi pietra!”. Fino a che punto la malvagità umana era arrivata, pur di salvarsi la vita Gian Giorgio scaricò l’odio e il rancore sulla povera amica, che era lì presente solo per dare conforto e ricordargli di dire sempre la verità, in qualunque situazione si trovi.
Insomma l’uomo era così crudele da essersi vendicato con la sua falsità pietrificando l’aquila. Lei poteva restare viva, ma per onor di verità il povero cuore dell’aquila si pietrificò, e con lui ali, becco e zampe.
Cadde a terra tra lo stupore della folla, convinta ormai delle profonde bugie dell’uomo.
Lo Scanda venne giustiziato e i giudici di Trento, dispiaciuti per avergli chiesto una prova, conservarono l’aquila di pietra riservandogli un posto d’onore, in quanto si era sacrificata in onor del vero.
Oggi si trova ancora lì, immobile e muta sopra la fontana, nell’attesa che qualche anima pura, come l’acqua che si riversa sotto di lei, possa riportarla al suo stato naturale. Trento poi fece di più, la rese immortale inserendola anche nello stemma cittadino, a simbolo di lealtà e trionfo della verità.
Forse il giorno in cui tutti saranno onesti, lei tornerà a volare nel cielo. (Isabella Dalla Vecchia)

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